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Scritto da Administrator   
Thursday 11 October 2007
Il Talco sotto la Lampada
 
Il talco sotto la lampada
(Ed. Ares)
 

Silvio Buzzi

Il Talco sotto la Lampada

Storia di un medico e della tossina che combatte i tumori

Edizioni Ares 2005-12-20

 

Prefazione di Luigi Bazzoli


Quando mi è stato chiesto da Cesare Cavalleri, coraggioso e intelligente direttore editoriale della Edizioni Ares, di scrivere la presentazione de Il talco sotto la lampada ho cercato invano di dissuaderlo. Ma lui con insistenza mi ha invitato almeno a leggere il libro. Ora che l’ho letto, di una cosa sono certo: che al suo autore e protagonista, Silvio Buzzi, a cui non sono state risparmiate molte ingiustizie, gliene tocchi un’altra per causa mia. Perché questa storia meriterebbe ben altro nome a presentarla che non il mio, che non ha titoli né referenze adeguate, se non il fatto che ho diretto per 15 anni l’inserto di medicina e salute del Corriere della sera.

Perciò mi corre l’obbligo, per correttezza, di confessare la mia inadeguatezza scientifica a valutare il contenuto del libro, che racconta appunto l’avventura scientifica di un medico che, partendo da un’osservazione casuale in sala operatoria, costruisce un’ipotesi, bizzarra solo in apparenza, e che per mesi e anni, con pazienza e testardaggine, ne verifica la validità attraverso una serie infinita di sperimentazioni fino a raggiungere il riscontro finale secondo cui, ed ecco la straordinarietà della scoperta, la tossina difterica e il suo omologo CRM197 sarebbero attivi contro i tumori.

Da più di cinquant’anni la scienza ha lanciato la sfida per vincere la lotta contro i tumori utilizzando risorse economiche e finanziarie senza limite. Sfida che vede impegnati scienziati e premi Nobel, ma che nasconde spesso storie di illusioni e di speranze cadute nella più cocente delusione. La cronaca, anche recente, è piena di presunte cure del cancro che al vaglio della evidenza medica si sono dimostrate falsamente miracolose. E sempre i protagonisti hanno lamentato complotti, boicottaggi dell’establishment scientifico, congiure del silenzio di cui sarebbero state vittime. Non è il caso del nostro Autore, che ha lavorato, nel più assoluto silenzio, senza cercare appoggi politici, senza entrare nel perverso «circolo mediatico» dei salotti televisivi per trovare una facile pubblicità. Questo solo fatto, questa scelta di basso profilo, rende Silvio Buzzi un personaggio accattivante. E se la mia incompetenza mi impedisce di valutare il suo lavoro dal punto di vista della scienza medica, non mi impedisce di fare alcune considerazioni.

Il talco sotto la lampada, del medico ricercatore Silvio Buzzi, dovrebbe entrare di diritto nei testi di insegnamento universitario e tutti i giovani laureandi dovrebbero prenderlo come modello teorico e pratico di quella difficile, ma esaltante, avventura dello spirito che spinge l’uomo a cercare una verità. È anche un libro di formazione, di quelli che insegnano la difficile arte di stare al mondo e che sempre più raramente si trovano in libreria, quasi non se ne sentisse il bisogno.

Il talco sotto la lampada è in verità il diario, appassionante e appassionato, di un grande uomo di una piccola provincia, dotato di una volontà quasi pervicace, che non si fa abbattere dalla frustrazione dell’insuccesso, non si fa scoraggiare dall’indifferenza dei più ed è sostenuto soltanto da una compagna d’avventura, la moglie biologa, che lo affianca in un lavoro immane fatto di giorni e notti, mesi e anni (trent’anni!), trascorsi a sperimentare analisi, controanalisi, controlli, letture di dati e di nuovo controlli, prove e riprove: pratiche estenuanti, fino alla spossatezza fisica e mentale, di cui è anche intessuto il lavoro di un ricercatore.

La ricerca scientifica è essenzialmente un lavoro di gruppo che procede con la collaborazione e l’unione di molte menti, con le intuizioni di più cervelli. Quello di Silvio Buzzi, invece, è il viaggio di un solitario, isolato nel suo laboratorio ricavato da una soffitta, e lasciato solo anche quando ha chiesto verifiche e convalide del suo lavoro. Le ha trovate fuori dai confini, ai livelli più alti, in quell’America della scienza medica che ha metri di giudizio non anchilosati da pregiudizi o peggio da baronie di potere accademico. Cancer Research, la rivista ufficiale della American Association for Cancer Research che raccoglie i massimi studiosi e ricercatori dell’oncologia nel mondo, non solo pubblica a più riprese i suoi lavori, ma lo ritiene degno per sapienza medica di sedere tra i suoi membri attivi, onore che moltissimi di quelli che lo hanno giudicato con sufficienza non possono vantare. Come non possono vantare di vedersi accolte e pubblicate sul mitico The Lancet o nel prestigioso Cancer Immunology and Immunotherapy la conferma delle loro ipotesi scientifiche.

Chi non fa parte del mondo della ricerca medica non sa a quale controllo rigoroso vengono sottoposti i lavori che gli studiosi inviano da tutto il mondo a queste riviste. Non immagina quale valore di riconoscimento scientifico venga loro tributato. In Italia non sono in molti a esserselo meritato. Di solito sono pochi studiosi che lavorano in gruppo e in centri universitari dotati di molti mezzi e dediti esclusivamente alla ricerca. Buzzi ci è riuscito scalando da solo la vetta.

Ma queste considerazioni non si trovano nel libro di Silvio, perché Buzzi è anche un uomo di grande civiltà ed eleganza morale.

Luigi Bazzoli

 
Ultimo aggiornamento ( Tuesday 04 November 2008 )
 
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